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L’importanza di essere Vasco Rossi, almeno per una sera

‘Vasco Dentro’ è una raccolta fotografiche in cui i sosia del Blasco raccontano la propria vita, tra ex poliziotti o bidelli, tra locali di provincia e feste di paese

Ex poliziotti, disoccupati, calciatori con le caviglie rotte, muratori, ragionieri e bidelli. Ma cosa accomuna tutte queste persone? La notte cambiano pelle, prima di salire sul palco, tra localini, feste di paese e matrimoni, trasformandosi in Vasco Rossi, anche se spesso non gli somigliano per niente.

«Sono i tizi che vedi in coda al casello o sul tram», racconta Ray Banhoff, autore – oltre che per Rolling Stone – del volume Vasco Dentro, una raccolta di 25 ritratti, ognuno accompagnato dalla propria storia, raccontata da Banhoff nel corso del suo girovagare e documentare l’Italia.

Da nord a sud, dalle provincie più sperdute alle grandi città: storie diverse che parlano di libertà, ribellione, ma soprattutto di riscatto, e di persone comuni che nascondendosi dietro le smorfie, i gesti e gli atteggiamenti del proprio eroe finiscono per indossarne il mantello, almeno per una sera.

«È un lavoro da cronista, autobiografico», confida Banhoff. «Ho cominciato quando ero come loro – depresso, squattrinato, con l’acqua alla gola. Li ammiravo e li invidiavo allo stesso tempo perché loro reagivano alla loro vita. Le persone criticano il mio lavoro perché non lo capiscono: pensano che li denigro, non capiscono che invece io li esalto e li stimo, utilizzo un “linguaggio pop”. Per me è più emozionante fotografare “i vaschi” che il Vasco vero».

«C’è ovviamente una connessione con chi vuole somigliare e/o cantare Vasco, le persone si rivedono in lui, hanno gli stessi valori, le stesse caratteristiche», aggiunge l’autore di Vasco Dentro. «A me interessava entrare in quella tribù, l’Italia di oggi, la crisi nella realtà, senza rappresentazioni paternalistiche. Vasco è una religione, è una cura».

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