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Essere uomini bisessuali in Italia

Nel nostro paese la bisessualità è considerata un periodo di confusione, una parentesi: non se ne parla, scrive o canta, e parlandone distrattamente l’abbiamo ingolfata di pregiudizi

Essere uomini bisessuali, in Italia, è quantomeno particolare. Per prima cosa: non esisti. La bisessualità per un uomo (specifico per attenermi strettamente alla mia esperienza), in Italia, non esiste. Puoi essere etero (), puoi essere gay (va beh, se proprio devi), puoi essere etero o gay curioso (sì certo, però deciditi), ma non c’è possibilità che tu possa essere bisessuale (per non parlare di pansessuale), quello mai. La bisessualità è percepita come un periodo di confusione – tendenzialmente giovanile – che terminerà con una scelta specifica. È una ricerca, uno studio, un erasmus: una parentesi in cui fare sesso casuale fino a quando non sei costretto a tornare da dove vieni. In erasmus (è ironico il fatto che io non ci sia andato), si sa, vale tutto. In patria, come dire, un po’ un po’ un po’ meno.

Essere uomini bisessuali, in Italia, è quantomeno particolare. O almeno lo è per me (ogni persona ha una storia a sé). Appena ti dichiari, i tuoi amici etero pensano che tu li voglia scopare. T-U-T-T-I. E in questo incredibile overload di autostima, non capiscono come tu possa essere disinteressato a questo loro fascino. Pensano che – sotto sotto – non ti piacciono gli uomini ed è tutto un piano per diventare amico intimo di qualche figa (a noi puoi dirlo eh). Appena ti dichiari, i tuoi amici etero che hanno dubbi sulla propria sessualità iniziano a ronzarti attorno come fossi un fiore nuovo sbocciato nel prato della loro primavera. Cercano il contatto fisico. Si aprono su certi temi. Si confidano, improvvisamente, rendendoti partecipe di quei pensieri che non avrebbero coraggio di condividere tra etero (tu mi puoi capire). Nei loro occhi di Cristoforo Colombo, tu sei le Indie; un’entità aliena da studiare da vicino, oggetto non identificato da decifrare. Sei un cadavere nella lezione di anatomia, sei funzionale per la loro comprensione. Diventi una possibilità, nella migliore delle ipotesi, ma c’è il rischio tu possa essere additato come untore pronto a far proliferare il germe dell’omosessualità. In quel caso, gli vedrai indossare una mascherina protettiva (certi virus sono difficili da debellare).

Quando fai coming out come bisessuale, la fauna cambia il modo di interagire con te. Le ragazze etero ti eleggono nuovo bff gay (che fa curriculum) o etero subdolo che vuole insinuarsi nel loro cuore per arrivare alle mutandine (non fa curriculum). Gli uomini etero ti sfottono e ti invidiano, ti invidiano e ti sfottono (che confusione sarà perché ti amo). I ragazzi gay non capiscono il perché di questo passo in avanti e mezzo indietro, reputandoti inaffidabile (ouch!) e le donne lesbiche ti continuano a vedere come inutile portatore di pene (fair enough). Ovunque ti muovi, non va proprio benissimo. C’è l’aspettativa che la bisessualità sia 50% attrazione verso il proprio sesso, 50% verso il sesso opposto, quando invece queste percentuali possono fluttuare senza limiti e obblighi (consiglio, googlate la scala di Kinsey, se avete dubbi percentuali a riguardo). Benvenuto nella bisessualità per un uomo oggi, o almeno nella mia.

Il problema con la bisessualità nella cultura italiana, e qua la mia storia si fonde con altri racconti, è che non se ne parla, non se ne scrive, non se ne canta. A furia di trattarla distrattamente come una possibilità di seconda fascia, l’abbiamo ingolfata di pregiudizi, escludendola dalla conversazione pubblica. È necessario, invece, che entri con vigore nel nostro vocabolario, nella nostra discussione su chi possiamo essere. In una società patriarcale come la nostra, il discorso eterosessuale ci opprime nella misura in cui ci impedisce di parlare, a meno che non parliamo nei suoi termini, come scriveva Monique Wittig ne Il pensiero eterosessuale. Il nostro compito, continua la Wittig, è proprio quello di produrre una trasformazione politica dei concetti-chiave, ossia dei concetti che per noi sono strategici. Nessuno, durante la mia educazione sentimentale, mi ha raccontato serenamente direzioni differenti dalla eterosessualità. Non gli amici, la scuola, la famiglia. Non l’educazione, l’università, il lavoro. Per questo, è necessario parlarne, scriverne, leggerne, anche in modo (auto)ironico come in questo articolo. Soltanto creando contenuti, creando nuova cultura, potremmo dar spazio ad altri orientamenti. Jean Cocteau, in Il libro bianco, racconto autobiografico della propria omosessualità, descrive il suo innamorato come di un adolescente che viveva nell’ignoranza di se stesso e accettava il proprio fardello. Il nostro compito oggi deve essere quello di fornire alle nuove generazioni gli strumenti necessari per conoscere e comprendere tutte le possibilità di orientamento sessuale. Abbiamo il dovere di liberarci di quel fardello e vivere felicemente la sessualità nel modo che ci appartiene.