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‘Miss Americana’, Taylor Swift è finalmente libera

Il documentario che ha aperto il Sundance (e arriva su Netflix) è un ritratto riservato e anche politico della popstar, che vuole rivendicare la propria indipendenza. Ma i suoi testi rischiano di essere più senza filtri di questo film

Taylor Swift è libera. Libera di dire qualunque cosa voglia, anche se fa incazzare il pubblico che compra i suoi dischi, i suoi genitori e il presidente (soprattutto il presidente). Libera di difendere le cause in cui crede, come i diritti degli omosessuali. Libera di non farsi abbattere da quella bestia feroce e sarcastica che chiamiamo “Internet”. Libera di confessare quelle che sente essere le sue carenze, ipocrisie ed esempi di comportamenti non salutari (mentalmente e fisicamente), di provare a essere una versione migliore di se stessa. Libera di non essere più la tredicenne con i riccioli biondi da principessa Disney che vive per gli applausi, o la diciannovenne che si è assicurata di non sconvolgere troppo la musica country, o la ventenne che sentiva di dover sorridere a favore di camera anche quando non ne aveva voglia. Libera di non essere “Taylor Swift”, il personaggio intrappolato dall’industria e da se stessa, ma semplicemente Taylor Swift, la cantautrice assurdamente famosa che a volte ama rilassarsi in pigiama, giocare con i suoi gatti, e bere vino bianco con cubetti di ghiaccio.

Questo è il cuore di Miss Americana (dal 31 gennaio su Netflix), il documentario di Lana Wilson su un periodo tumultuoso nella vita di Taylor, e hai la sensazione di guardare finalmente qualcuno che, come dice la stessa Swift, può finalmente “togliersi la museruola”. Al diavolo le conseguenze. Il film non vuole sembrare tanto un ritorno trionfale quanto una sorta di confessione, uno psicodramma dietro le quinte che termina con la fenice che risorge dalle proprie ceneri.

È anche il tipico documentario confidenziale contemporaneo su una pop star, che prende spunto da Madonna: Truth or Dare e rivela abbastanza vulnerabilità, confusione, scontri e litigi sul non mandare a puttane il brand o sentirsi troppo soffocate dalla messa in scena quotidiana. (Vedi anche: Katy Perry: Part of Me; Gaga: Five Foot Two; Beyoncé: Life Is But a Dream). C’è pure il paradosso. Il film vuole essere crudo, intimo, autentico – tutte parole che Swift ha usato durante la première al Sundance con annessa standing ovation. Il risultato è decisamente onesto, ma troppo cauto. Non è nemmeno lontanamente senza filtri. È una sbirciatina dietro le quinte che sa perfettamente quando mettere su (con delicatezza e furbizia) i paraocchi.

L’accesso alla vita privata che i divi concedono ai registi è, ovviamente, il motivo per cui tutti guardiamo questi documentari – chi non vorrebbe essere una mosca per seguire Taylor Swift? Ed è quel tipo di accesso che offre Miss Americana, anche se non ti mostra mai quello che lei preferisce non far vedere. Puoi seguirla sugli aerei, in salotto, mentre fa la manicure (“Scrivimi una buona recensione su Yelp”, dice dipingendo le unghie di un’amica). Puoi entrare in studio con lei mentre registra Lover, condividere i burritos con il produttore Joel Little e vedere il suo processo creativo in tempo reale. Passano di lì pure Jack Antonoff e Brendan Urie, che condividono l’esasperazione di Tay su fan e stalker rabbiosi. Il film traccia la sua ascesa al megastardom tramite clip d’archivio e montaggi di premi e show, quindi sottolinea “la vista dalla cima della montagna”, dopo che l’aver raggiunto i suoi sogni l’ha lasciata un po’ vuota. Viene analizzato il famigerato dissing culminato ai VMA con Kanye West e il modo in cui ha sconvolto Swift; e lo stesso vale per #TaylorSwiftIsOver e la successiva scomparsa dai riflettori.

Il più grande punto di discussione del film è la rivelazione di Swift sul disturbo alimentare di cui ha sofferto, una confessione montata su una carrellata di apparizioni di Taylor sul tappeto rosso. Non c’è bisogno di essere un genio o un critico cinematografico per vedere la connessione tra le aspettative di cui è stata caricata come interprete femminile (e donna in generale) e la pressione per essere all’altezza di quelle aspettative impossibili, mettendo a rischio salute e sanità mentale.

Questo porta alla terza e ultima parte di Miss Americana, in cui Swift diventa più radicale, e sembra di guardare davvero qualcuno trasformarsi in farfalla. Comincia con lei che si presenta in tribunale per vincere la causa contro il dj del Colorado che l’aveva palpeggiata nel 2013. Continua con la pop star che su Instagram dichiara di supportare i candidati democratici a Nashville durante le elezioni di metà mandato del 2018 – un altro momento in cui gli spettatori diventano testimoni di alcuni slogan sul non sopportare più certe imposizioni: “Come posso stare sul palco a dire ‘Buon Pride Month!’ e non fare nulla mentre le persone della comunità LGBTQ vengono letteralmente prese per il collo?”, si chiede. Discute anche con il suo team quando qualcuno la accusa di essere rimasta in silenzio durante le elezioni del 2016. “Mi dispiace di non aver detto la mia contro Trump, ma non posso farci nulla adesso”, ammette. Il dolore nella sua affermazione è palpabile.

Miss Americana termina con Taylor Swift di nuovo sul palco, che sembra “una palla da discoteca fusa” ma è ancora assolutamente favolosa, pronta a mostrare al mondo le sue ali di farfalla appena uscita dalla crisalide. E quando ha raggiunto la regista Lana Wilson di fronte all’Eccles Theatre dopo la fine del film, mentre tutti erano in piedi ad applaudire, alcuni urlavano e altri piangevano, sembrava una versione più matura e persino legittima della pop royalty. Nemmeno il loro lusingarsi a vicenda (Swift ha chiesto a Wilson di seguirla dopo aver visto il doc che ha co-diretto After Tiller) o un Q&A noioso avrebbe potuto offuscare la sensazione che prima stavi guardando un’artista impegnata a essere la ‘brava ragazza’ che tutti volevano fosse. Miss Americana potrebbe non essere così aperto e sincero come i celebri testi di Swift. Ma come curatissima cronaca di una transizione fa il suo sporco lavoro. Non aspettatevi il Dont Look Back di Taylor Swift. Siate grati di poter vedere il suo Truth or Dare.

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