Foto: Frazer Harrison/Getty Images

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Regina King chi?

Molti se lo chiedono ancora, nonostante un Oscar e una serie di culto come 'Watchmen' nel curriculum. Nel giorno del suo compleanno, ecco perché l'attrice (e regista) è una regina di Hollywood, di nome e di fatto

Regina King. Se una con quel nome e cognome non facesse parte della Hollywood royalty bisognerebbe preoccuparsi. Eppure l’ingresso nell’élite più dorata del pianeta è recente, recentissimo, al punto c’è ancora chi chiede: “Regina chi?”, o qualcuno che addirittura continua a confonderla con Regina Hall (sì, davvero). Poi è arrivato Watchmen, e tutti a esultare: “Quanto è brava Regina King!”. Come se la nostra fosse esplosa di colpo, con la stessa sorpresa che aveva accolto Viola Davis tra Il dubbio e The Help.

Il fatto è questo: Regina è un’attrice di serie A e Damon Lindelof (dopo averla voluta anche in The Leftovers) le ha dato la vetrina perfetta per mostrare la varietà di sfumature e registri che è in grado di dare a un personaggio. È vulnerabile e anche sensuale nei panni di Angela Abar, ex detective delle forze di polizia di Tulsa, una donna rimasta orfana da piccola e con un’eredità ingombrante, una moglie e madre che si preoccupa per la sua famiglia. Il suo alter ego, Sister Night, che è costretta a tirare fuori per continuare il suo lavoro come agente e proteggersi dai vigilantes con la maschera di Rorschach, è una bad-ass che massacra i cattivi, praticamente il ruolo action dei sogni. E Regina è la prima donna afro-americana protagonista di un drama di supereroi prodotto da un grande studio (HBO), un prodotto già di culto per l’audacia con cui è riuscito a trasformare l’espansione/sequel/reboot della graphic novel di Alan Moore in una denuncia del suprematismo bianco contemporaneo. Watchmen è l’apice della carriera di King costellata spessissimo da parti che parlano alla e della comunità nera, il famigerato “ruolo che è nata per interpretare”: se ne sono accorti tutti, tranne la stampa estera a Hollywood che ha snobbato Regina ai Golden Globe. Vabbè. Siamo sicuri che gli Emmy non faranno lo stesso, clamoroso scivolone.

Regina King in ‘Watchmen’. Foto: Mark Hill/HBO

Anche perché King è amatissima dalla critica e ha già collezionato diversi premi, tra cui una cosetta che si chiama Oscar. Il riconoscimento è arrivato l’anno scorso per Se la strada potesse parlare, drammone diretto da Barry Jenkins (quello di Moonlight) sull’incarcerazione di massa degli afro-americani negli anni ’70, con Regina che interpreta una madre coraggio. Prima aveva già portato a casa tre Emmy: l’ultimo per un personaggio simile nella serie Netflix Seven Seconds e i primi due per il ruolo della sorella musulmana di un tossico sospettato di omicidio in American Crime. Questo dopo una carriera iniziata nel 1985 da adolescente nella sitcom della NBC 227 e passata per ruoli secondari o condivisi e film come Boyz n the Hood, Jerry Maguire o Ray.

E arriviamo all’inevitabile capitolo “forse non tutti sanno che”: King è pure regista. Negli ultimi anni Regina ha diretto episodi di diverse serie tv come Scandal, This Is Us, Insecure, Shameless e The Good Doctor. Ora sta preparando il suo debutto sul grande schermo con One Night in Miami, adattamento della pièce di Kemp Powers sull’incontro immaginario tra Cassius Clay, Malcolm X, Sam Cooke e Jim Brown. Se non è Hollywood royalty questa.

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