TEHRAN, IRAN - SEPTEMBER 18 : Iranian Quds Force commander Qassem Soleimani (C) attends Iranian supreme leader Ayatollah Ali Khamenei's (not seen) meeting with the Islamic Revolution Guards Corps (IRGC) in Tehran, Iran on September 18, 2016. (Photo by Pool / Press Office of Iranian Supreme Leader/Anadolu Agency/Getty Images)

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Quindi gli Stati Uniti stanno per andare in guerra con l’Iran?

La Guida Suprema dell'Iran ha promesso una "dura vendetta" dopo che gli Stati Uniti hanno assassinato il generale iraniano Qassem Soleimani

Giovedì notte, in Iraq, gli Stati Uniti hanno assassinato l’alto ufficiale dell’esercito iraniano Qassem Soleimani. È stato ucciso mediante un bombardamento con un drone sull’aereoporto di Baghdad, insieme ad altri ufficiali di milizie filo-iraniane operative in Iraq. L’attacco rappresenta l’azione più aggressiva nello scontro sempre più intenso tra Stati Uniti e Iran, e molti pensano che possa portare a una guerra tra i due paesi. 

Il Pentagono ha confermato la morte di Soleimani qualche ora dopo il raid, specificando che l’attacco era stato eseguito su ordine di Trump. Non è stato invece specificato che tipo di informazioni l’intelligence americana avesse per decidere di far fuori Soleimani e le giustificazioni per l’attacco fornite dall’amministrazione si sono finora rivelate annastanza inconsistenti. 

È difficile spiegare veramente la gravità dell’assassinio di Soleimani. Il generale era il comandante della Forza Quds e l’architetto delle operazioni militari e di intelligence iraniane. Era uno degli uomini più potenti dell’Iran e un confidente della Guida Suprema Ali Khamenei. E secondo gli Stati Uniti, Soleimani era un terrorista e un assassino, uno degli uomini più pericolosi del mondo per il suo ruolo nel sostenere l’esercito di Assad durante la guerra in Siria. In ogni caso il suo assassino equivale a un atto di guerra nei confronti dell’Iran e non è chiaro se l’amministrazione Trump – che ha agito senza l’approvazione del Congresso americano – abbia un piano per affrontare le conseguenze di questo atto. 

Anche se il Pentagono ha dichiarato che Soleimani è stato assassinato “per proteggere il personale americano all’estero” la mossa avrà in realtà quasi certamente l’effetto opposto. L’Iran ha già detto che risponderà – Khamenei ha promesso una “dura vendetta” – e il Dipartimento di Stato americano ha chiesto ai cittadini americani di lasciare immediatamente l’Iraq. 

“La sua morte non pone fine alla sua eredità né alla sua missione”, ha dichiarato Khamenei istituendo tre giorni di lutto nazionale in Iran, “ma una dura vendetta attende i criminali che hanno il suo sangue e il sangue degli altri martiri di stanotte sulle loro mani”.

L’assassinio di Soleimani è arrivato pochi giorni dopo che una folla di manifestanti filo-iraniani ha attaccato l’ambasciata americana a Baghdad, un attacco che secondo il Pentagono è stato orchestrato proprio da Soleimani, e meno di una settimana dopo che un razzo è caduto su una base americana in Iraq uccidendo un contractor. Gli Stati Uniti hanno attribuito la responsabilità di quell’attacco a una milizia filo-iraniana e hanno risposto con un bombardamento contro una postazione del gruppo. Più tardi sono stati inviati altri 750 soldati americani in Iraq per proteggere l’ambasciata americana a Baghdad. 

I recenti attacchi da entambe le parti rappresentano la più grave escalation in una serie di provocazioni che sono cominciate da quando Trump ha deciso di ritirare gli Stati Uniti dall’accordo sul nucleare firmato dall’amministrazione Obama e da diversi altri paesi nel 2015. L’assassinio di Soleimani è l’atto di aggressione più grave in questa escalation finora, ma Trump non sembra capire la gravità della situazione – visto che ha risposto alla notizia dell’assassinio postando su Twitterla foto sgranata di una bandiera americana.