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Più che l’erede di ‘Game of Thrones’, ‘The Witcher’ è un dark Fantaghirò

La nuova serie di Netflix ispirata al ciclo di romanzi di Sapkowski è puro disimpegno fantasy, ma non riuscirà a prendere il posto dello show HBO che ha segnato un decennio

Henry Cavill nei panni di Geralt di Rivia

Foto: Katalin Vermes per Netflix

Kikimore, licantropi, Stregobor, Irion, Balviken, la corona di Cintra, i figli di Aridea, Nilfgaard, Ebbing, il passo di Amell, Sodden, Skellige, la battaglia di Hochebutz, litih: la prima mezz’ora di The Witcher, la nuova serie Netflix è un’overdose di personaggi, luoghi, creature e magie che vi lasceranno storditi e decisamente confusi di fronte a quello che accade sullo schermo. Ma non dovete preoccuparvi: superato lo shock iniziale, la nuova serie di Netflix non è neanche troppo male. Ispirata al ciclo di romanzi high fantasy del polacco Andrzej Sapkowski – che a sua volta ha ispirato la popolarissima saga di videogame –, The Witcher racconta le avventure di Geralt di Rivia, un cacciatore di mostri (o “witcher”, mutanti con poteri magici), rinnegato da una società che lo considera solo quando ne ha bisogno. Geralt è un solitario, un cinico con un buon cuore che parla con il suo cavallo e sa di essere accettato dagli altri solo per le sue abilità magiche. È l’unico personaggio dello show con una bussola morale, e vive come mercenario itinerante tra i regni del Continente e le sue storie di magia e dubbi morali.

Interpretato da Henry Cavill, che nonostante sembri spesso un modello di Abercrombie in cosplay al Lucca Comics porta sullo schermo un personaggio credibile, affascinante e a volte persino divertente, con tanto di tono di voce identico a quello dei videogame, Geralt passa da una città all’altra in cerca di lavoro e di un modo per trovare un po’ di pace. I viaggi del witcher, e i racconti di Sapkowski su cui è basata la prima stagione, danno alla serie una struttura procedurale molto classica. Ci sono l’eroe (Geralt), la spalla comica (il bardo Jaskier), l’amore conflittuale (la maga Yennefer, protagonista di una delle storie più interessanti della serie), la principessa da salvare (Cirilla), e ovviamente il mostro della settimana: ragni giganti, geni, draghi e così via. Nel frattempo c’è la storyline orizzontale, che coinvolge una guerra tra regni, una profezia – che, come spiega Geralt nel primo episodio, dev’essere assolutamente in rima – e altre sorprese che non possiamo anticiparvi.

Yennefer di Vengerberg (Anya Chalotra). Foto: Katalin Vermes per Netflix

Nel complesso la storia funziona, ma non aspettatevi grandi intrighi e sorprese alla Game of Thrones. Più che dello show HBO, The Witcher è una versione dark del fantasy pomeridiano anni ’90, una sorta di Fantaghirò con tette, violenza e dubbi morali. Le storie di Geralt sono intrattenimento puro, avventure magiche che, tra alti e bassi, funzionano. In più, la messa in scena è davvero bella, e sia nelle ambientazioni che nelle musiche e i costumi riprende il lavoro fatto dagli sviluppatori dei videogame, CD Project Red. Grandi palazzi, foreste, paesaggi incantati, per gli appassionati di fantasy The Witcher è uno spettacolo per gli occhi. Con un po’ di coraggio in più nella scrittura, e un cast di personaggi più ampio e carismatico, la serie potrebbe addirittura evolversi in qualcosa di più del semplice disimpegno. Se invece cercate l’erede di Game of Thrones, meglio guardare altrove.

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