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La musica per omicidi di Eminem non è letale

‘Music to Be Murdered By’ è un disco impeccabile con featuring di primo livello e un paio di pezzi controversi, ma nulla aggiunge, né toglie alla produzione del rapper. Resta il suo stile provocatorio al limite dell'insensibilità

Foto: Getty

Se esistono due artisti che hanno fatto dell’essere inquietanti il loro marchio di fabbrica, pur se in epoche e ambiti diversi, sono senz’altro Alfred Hitchcock e Eminem. Quando a sorpresa venerdì scorso è uscito l’album Music to Be Murdered By, che fa da trait d’union tra le due figure, le premesse sembravano quindi ottime. Il titolo, infatti, riprende quello di un album del 1958 che vedeva collaborare Hitchcock e il compositore Jeffrey Alexander nel creare un’ideale colonna sonora per un omicidio, inframmezzata dalla voce del regista stesso. La tradizione di utilizzare il macabro per dare un senso di ulteriore letalità a un disco o a un rapper affonda le sue radici molto lontano, e ne esistono parecchi esempi: dai Geto Boys, che per la copertina di We Can’t Be Stopped del 1991 utilizzarono una foto reale in cui Bushwick Bill, uno dei tre membri, era sanguinante su una barella d’ospedale dopo essersi sparato in un occhio, a The Massacre di 50 Cent del 2005, che si riferisce a una strage compiuta dalle gang di Chicago il giorno di San Valentino del 1929, fino ai Clipse, che nel 2009 pubblicarono un album intitolato Til the Casket Drops (Letteralmente “Finché non chiudono il coperchio della bara”). Il fatto che il concept sia usato e abusato, sia chiaro, non significa necessariamente che anche il contenuto lo sia. Purtroppo, però, non è questo il caso.

O meglio: come tutti gli album di Eminem, che è un campione assoluto in ciò che fa e forse il rapper tecnicamente più bravo che abbia mai avuto un microfono in mano, è un prodotto impeccabile, coerentissimo con tutta la sua produzione precedente. Anche i featuring sono di primo piano: Anderson .Paak, Royce da 5’9, Black Thought, Young M.A, il compianto Juice WRLD, Ed Sheeran e tanti altri. La verità, però, è che non c’è un vero e proprio elemento di novità o di cambiamento in questo progetto: è perfettamente sovrapponibile agli ultimi due o tre album di Em, tanto che ascoltati di seguito si fa fatica a capire dove finisce uno e dove comincia l’altro. Peccato, perché da uno degli artisti hip hop più coraggiosi e innovativi di sempre ci si aspetterebbe qualcosa di più, rispetto a un disco di 20 tracce che non aggiunge né toglie nulla alla sua produzione. La sensazione, insomma, è che di Music to Be Murdered By si parlerà soprattutto per due motivi.

Il primo è Darkness, una canzone sì eccezionale (che tra l’altro campiona con grande efficacia The Sound of Silence di Simon and Garfunkel), nel cui testo si cala nei panni di Stephen Craig Paddock, che l’1 ottobre del 2017 si barricò in una stanza d’hotel di Las Vegas con un arsenale di armi da guerra e sparò all’impazzata dalla finestra sul pubblico di un concerto all’aperto. Con 59 morti (incluso il killer) e 851 feriti, è la strage causata da armi da fuoco con più vittime della storia degli Stati Uniti; peraltro, non si scoprì mai la motivazione che aveva spinto Paddock a un tale impeto di follia omicida. Nel finale del video che accompagna il brano, da brividi, compare un cartello: “Quando finirà tutto questo? Quando un numero sufficiente di persone si interesserà alla cosa. Registratevi per votare, fate sentire la vostra voce e aiutate a cambiare la legge sulla libera circolazione delle armi da fuoco in America”.

Il secondo motivo, invece, è molto più controverso: in una rima di Unaccomodating, infatti, dice testualmente “I’m contemplating yelling ‘bombs away’ on the game / Like I’m outside of an Ariana Grande concert waiting” (“Mi verrebbe da urlare all’intera scena rap ‘occhio alle bombe!’ / Come se fossi fuori da un concerto di Ariana Grande”). Il riferimento, ovviamente, è all’attentato di Manchester del 2017, in cui un kamikaze si fece esplodere alla fine di un concerto di Ariana Grande uccidendo 23 persone e ferendone oltre 100; soprattutto, cosa ancora più dolorosa, le persone “fuori ad aspettare” sono evidentemente i genitori dei giovanissimi fan di Ariana Grande, che erano venuti a riprendere i figli all’uscita. Le barre in questione, soprattutto usate in un contesto superficiale come una rima a effetto sulla sua abilità lirica, hanno già destato scandalo, sollevando anche le ire del sindaco di Manchester. Oltretutto cozzano pesantemente con il messaggio anti-stragista di Darkness, evidenziando ancora una volta tutte le contraddizioni di un artista geniale, ma spesso provocatorio al limite dell’insensibilità. Il che, piaccia o non piaccia, è uno dei motivi che lo rendono così interessante.

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